La cucina con le erbe spontanee

Ho deciso di creare delle nuove pagine sul blog per dare risalto a delle tematiche culinarie che mi stanno particolarmente a cuore, come la cucina con i fiori, quella con le erbe spontanee, i frutti dimenticati e i dolci fatti con le verdure.

Non mi considero un’esperta in nessuna delle suddette categorie ma tutte rispecchiano un tipo di cucina che amo molto, legato alla natura e a quello che ci può offrire, stagione dopo stagione. Quindi creo queste pagine per raccogliere assieme dei gruppi di ricette su cui amo cimentarmi e sperimentare, il tutto con modestia, voglia di migliorare e scoprire sempre più cose nuove… perché, come dicevo pocanzi, lungi da me considerarmi un’esperta… sono solo una appassionata curiosa! 🙂

La cucina con le erbe spontanee

La stagione che ci offre la più vasta gamma di erbe spontanee da poter raccogliere è la primavera ma se saliamo nelle zone montane o collinari anche durante l’estate e i primi periodi dell’autunno possiamo trovare molte delle meravigliose piante selvatiche che la natura ci regala e che noi possiamo usare in cucina.

Voglio quindi raccogliere qui tutte le varie ricette provate fin’ora e che proverò con le varie erbe spontanee, lasciando anche delle indicazioni generale su ogni pianta, con la voglia e l’entusiasmo di sperimentare, conoscere e migliorare sempre più! 🙂

 

L’acetosella

L’acetosella (Oxalis acetosella) è una pianta spontanea e perenne, molto comune e riconoscibile dalle foglie trilobate (cioè a trifoglio appunto) e dai suoi bellissimi fiorellini rosa o bianchi.

Il suo nome botanico ci fornisce già indicazioni, sia sul suo sapore, acetosella infatti ricorda l’aceto e quindi il suo gusto acidulo e poi anche sull’elemento che è responsabile di questo sapore, cioè l’acido ossalico, di cui la pianta ne contiene una buona dose. Oltre a questo nell’acetosella troviamo anche vitamina C, ferro e mucillaggine. Ha proprietà diuretiche, astringenti, febbrifughe, depurative e rinfrescanti ma a causa dell’acido ossalico citato pocanzi è meglio evitarne o limitarne il consumo se si soffre di patologie alle vie renali o biliari, gastrointestinali o gotta.

Ad uso esterno le foglie hanno un buon effetto decongestionante e calmante sulle pelle irritate e arrossate.

Acetosella

Ricette con l’acetosella:

 

L’aglio orsino

L’aglio orsino (Allium ursinum) è una pianta spontanea che cresce generalmente in luoghi umidi e ombrosi, come il sottobosco e spesso vicino a corsi d’acqua. Risulta abbastanza facile riconoscerlo sia per i suoi fiori bianchi a ombrello/palla (simili a quelli dell’aglio comune o cipolla o di altre piante sempre del genere Allium), sia per il suo spiccato profumo d’aglio, percettibile a distanza. Ha foglie lunghe ed ovali, che si raccomanda di non confondere con quelle del mughetto che sono velenose, ma di sicuro è difficile sbagliarsi, appunto per il suo intenso ed inconfondibile aroma d’aglio.

Di questa pianta si possono consumare le foglie giovani prima della fioritura (più son grandi e “vecchie” e più son coriacee) e anche il bulbo, se si ha l’occasione di raccoglierlo personalmente, se invece lo si acquista, di solito, vengono vendute le sole foglie.

L’aglio orsino, oltre ad insaporire i nostri piatti, può anche essere utile alla nostra salute. Già gli antichi celti ne conoscevano e sfruttavano infatti le sue diverse proprietà, molto simili a quello dell’aglio comune. Raccolta dopo i lunghi inverni, nella stagione della rinascita, era considerata da loro la pianta della rigenerazione e purificazione, l’aglio orsino è infatti un ottimo depurativo del sangue oltre che buon diuretico, aiuta ad abbassare la pressione e il colesterolo, a purificare l’intestino ed ha proprietà antisettiche e disinfettanti. Contiene inoltre una buona dose di vitamina C.

Aglio orsino

Ricette con l’aglio orsino:

 

La borragine

La borragine (Borago officinalis) è una pianta spontanea e selvatica conosciuta sin dall’antichità e di cui in cucina si usano le foglie. Quando è fiorita è facilmente riconoscibile grazie ai suoi bellissimi fiorellini viola/azzurri, anch’essi edibili.

Le origini sul suo nome sono incerte, c’è chi dice derivi dal celtico “bornach” che vuol dire coraggio, quindi in riferimento alle proprietà calmanti e rasserenanti della pianta, chi sostiene invece derivi dall’arabo “abu’araq” che significa padre del sudore, riferendosi in questo caso alle sue proprietà sudorifere. Quel che conta comunque, aldilà delle origini del nome sono le effettive proprietà di questa pianta di cui si consumano sia le foglie che i fiori.

La borragine è ricca di sali minerali tra cui potassio, calcio e silicio, oltre che mucillagini e flavonoidi ed ha proprietà toniche, diuretiche, depurative del sangue, emollienti, decongestionanti, rinfrescanti, sudorifere, febbrifughe, leggermente sedative ed antidepressive.

Ad uso interno sia il decotto che l’infuso di foglie di borragine sono di aiuto nelle malattie dell’apparato respiratorio (le foglie secche si trovano in erboristeria) oltre ad averi effetti sudoriferi e ad abbassare la febbre.

In primavera prima che fiorisca, si può preparare anche il succo che è un ottimo depurativo, tritando e spremendo le foglie attraverso una garza sottile o usando una centrifuga. Il succo va bevuto la mattina appena alzati.

Ad uso esterno gli impacchi fatti con le foglie di borragine (50 gr per litro di acqua) hannoeffeti calmanti ed emollienti su pelli irritate. L’infuso (10 gr per litro) inoltre, se aggiunto all’acqua del bagno decongestiona e pulisce la pelle.

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Ricette con la borragine:

 

I bruscandoli

I bruscandoli, sono per noi veneti i giovani getti del Luppolo selvatico (Humulus lupulus) che crescono rampicanti e selvatici lungo siepi e fossi. Al luppolo in fitoterapia si riconoscono proprietà sedative, calmanti infatti lo si trova spesso in sciroppi naturali per la tosse ed anche in tisana può essere un aiuto contro l‘insonnia. L’infuso prima dei pasti stimola l’appetito e per uso esterno può essere applicato a mò di tonico estemporaneo per ridare tono, luce e vitalità alla pelle stanca e stressata.

bruscandoli

Ricette con i bruscandoli:

 

I carletti

I carletti è il nome locale che a Venezia diamo ai giovani germogli della Silene (Silene vulgaris), una pianta che cresce spontanea in tutt’Italia per campi e prati e spesso nei vigneti. Ogni regione chiama questa pianta in modi diversi, sclopit, sciopit, strigoli, ecc. Questi germogli, tra l’altro sono ricchi di vitamina C.

Carletti

Ricette con i carletti:

Il crescione dei prati

Il crescione dei prati o dei giardini è solo uno delle diverse varietà di crescione che possiamo trovare, esiste infatti anche quello d’acqua (Nasturtium officinale) che in alcuni paesi si può trovare persino al supermercato (watercress in inglese). Il crescione dei prati o lepidio (Lepidium sativum) invece pianta spontanea ed aromatica che possiamo anche coltivare sul balcone, poiché in commercio, si trovano facilmente i semi.
Farlo crescere e semplicissimo, poiché una volta seminato cresce velocemente e si usano proprio i primi verdi germogli.
Entrambi i due tipi di crescione comunque sono accumunati da un egual sapore ed hanno quella piccantezza simile alla rucola per intenderci, fresca e saporita che da un tocco in più ad insalate e piatti vari.

Il crescione dei prati/lepidio è inoltre conosciuto sin dai tempi dei romani e dei persiani per le sue proprietà benefiche, infatti è una pianta ricca di vitamine e sali minerali che gli conferiscono proprietà diuretiche, ipotensive, digestive.

Crescione

Ricette con il crescione dei prati:

La malva

La malva (Malva silvestris) è una pianta spontanea, molto comune, di cui ne esistono diverse varietà, conosciuta sin dall’antichità per le sue virtù terapeutiche, la usavano infatti gli antichi greci e Ippocrate la raccomandava per le sue proprietà emollienti e lassative. Sembri che il suo nome derivi dal latino “mollire alvum” che significa “rendere molle” e dal greco “malachè” cioè “lumaca”, questo in riferimento alla mucillagine di cui la pianta è ricca e che può ricordare la bava di lumaca.

Oltre alle mucillagine la malva contiene, potassio, ossalato di calcio, vitamine (A, C e B1), flavonoidi, antociani e pectina. Ha proprietà emollienti, lassative, antinfiammatorie e calmanti della tosse.

Oltre che a consumarla in cucina, come verdura, la malva può essere assunta anche sotto forma di decotto o infuso (50 gr di fiori e foglie per litro d’acqua), ne trarranno beneficio le infiammazioni gengivali, le persone che soffrono di stipsi, le irritazioni dello stomaco, dell’intestino e dei reni, chi soffre di tosse e catarro.

Ad uso esterno gli impacchi con decotto di malva sono ottimi per le congiuntiviti agli occhi. L’infuso aggiunto all’acqua del bagno ha effetti emollienti ed idratanti o può essere usato come lozione per pelli arrossate.

Si può preparare in casa una veloce maschera emolliente ed idratante, frullando assieme 4 cucchiaini di miele, 2 cucchiaino di olio di mandorle dolci, 15 gr di foglie di malva, 100 gr di mela ed un bianco d’uovo. Si deve ottenere una crema omogenea da poter spalmare sul viso, se troppo fluido usare dell’amido di mais per addensarla al punto giusto. Stenderla sul viso e lasciarla agire per circa 30 minuti, dopodiché risciacquare con acqua tiepida.

malva

Ricette con la malva:

 

L’ortica

L‘ortica (Urtica Dioica) è una pianta diffusa ovunque ma spesso conosciuta solo per le proprietà urticanti delle foglie, quindi pochi ci si avvicinano e ne conoscono l’ottimo utilizzo che ne si può fare in cucina ed in campo erboristico. L’ortica contiene vitamina A, C, K, è ricchissima di sali minerali quali ferro, fosforo, magnesio, calcio, è abbondante di clorofilla ed ha proprietà depurative, diuretiche,emostatiche, cicatrizzanti, antianemiche, antireumatiche, antiglicemiche.

L’infuso di ortiche è un ottimo depurativo soprattutto in primavera, stagione in cui è bene pulire l’organismo da scorie e tossine accumulate durante l’inverno. Possiamo utilizzare l’ortica per rinforzare i capelli e prevenirne la caduta, soprattutto in primavera ed autunno. Si può preparare una tintura rinforzante all’ortica lasciando macerare 10 gr di foglie in 80 ml di alcol etilico a 70° (quello usato anche per liquori) e 20 ml di acqua, per una settimana in un flacone ben chiuso. Dopodichè filtrare ed usarla a gocce per fare frizioni e massaggi sul cuoio capelluto, 2/3 volte a settimana per almeno 2 settimane.

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(foto presa da qui)

Ricette con l’ortica:

 

La piantaggine

La piantaggine (Plantago lanceolata) è un’erba spontanea estremamente diffusa di cui si possono utilizzare in cucina sia le foglie, i boccioli dei fiori (da fare sott’aceto come i capperi ed anche i boccioli di tarassaco), i semi e perfino al radice. Una pianta quindi generosa, versatile che ha anche delle proprietà medicinali.

Le origini della piantaggine sono sconosciute ma di sicuro antichissime infatti è da secoli una delle piante officinali più conosciute, apprezzate ed utilizzate. Un vecchio detto dice “La via per la piantaggine è più vicina di quella per il medico”, questo ad indicare sia la facile reperibiltà di questa pianta che il suo ampio utilizzo.

Le foglie della piantaggine contengono acido silicico, pectine, mucillagini, sali minerali (zinco. magnesio e potassio), vitamine A, C e K, tannini oltre che un principio attivo antibiotico, infatti questa meravigliosa pianta ha proprietà antibatteriche, antibiotiche, espottoranti, bechiche, astringenti. La si può quindi utilizzare come rimedio casalingo per le varie affezioni dell’apparato respiratorio, dal raffreddore alla tosse, alla raucedine o anche per sciogliere il muco sia nei bronchi intasati che nell’intestino.

Ad uso esterno le foglie fresche triturate hanno proprietà lenitive, cicatrizzanti, antipruriginose. Con queste si possono fare impacchi per curare infiammazioni della pelle e degli occhi ed anche per lenire ustioni e gonfiori. Inoltre le foglie si possono utilizzare in caso di punture d’insetti, strofinandole sulle pelle.

Per uso interno il modo migliore di utilizzare le foglie e sotto forma di infuso o decotto. In caso non troviate le foglie fresche in erboristeria vendono comunque le foglie essicate.

Piantaggine

Ricette con la piantaggine:

 

Le rosoline

Le rosoline sono il nome locale veneto che diamo alle giovani rosette basale della pianta del papavero (Papaver rhoeas). In altre zone le rosoline vengono chiamate anche rosolaccio o paparine.

Queste rosette vanno raccolte quando sono giovani e tenere e si cuociono come si fa con gli spinaci.

Il papavero è una pianta conosciuta da secoli, per le sue proprietà lenitive e calmanti, un blando sedativo, non tossico quanto il papavero da oppio suo “cugino”. L’infuso dei suoi petali è d’aiuto a chi soffre di insonnia per stati nervosi, calma tosse, catarri e raffreddori. Ad uso esterno, sempre l’infuso di petali, aiuta a lenire pelli arrossate, punture d’insetti ed un buon tonico estemporaneo antirughe.

Rosoline

Ricette con le rosoline:

 

Il tarassaco

Il tarassaco (Taraxacum officinale), detto anche dente di leone, è una delle più comuni piante selvatiche, a volte considerate infestanti, che troviamo nei nostri campi. Una di quelle erbe che ogni regione chiama con nomi dialettali diversi, da noi in veneto lo chiamiamo “raicio de can” (radicchio di cane), c’è chi lo chiama piscialetto, soffione, dente di cane… comunque resta una delle piante spontanee più conosciute, anche se a volte sottovalutata.

Infatti il tarassaco è una vera meraviglia della natura, spunta in primavera, la stagione della rinascita, stagione in cui anche il nostro corpo ha bisogno di risvegliarsi e depurarsi dagli eccessi invernali per prepararsi alle stagioni più calde, il nostro fegato ed i nostri reni han bisogno d’aiuto e la natura ci regala e ci lascia proprio sotto i nostri occhi il tarassaco.

Il tarassaco è un’erba dalle proprietà diuretiche (non per niente il nome volgare di piscialetto), depurative, remineralizzanti (contiene una buona quantità di potassio) e rivitaminizzanti (grazie al contenuto di vitamina A e C). Il dente di leone ci aiuta inoltre a combattere il mal di testa, il colesterolo alto, aiuta la digestione e la secrezione della bile ed è anche un blando lassativo.

Come sfruttare le sue proprietà? Consumando le parti aeree (foglie e fiori) fresche, in insalata se crude o cotte come fossero biete o spinaci, ed anche il rizoma essiccato, reperibile in erboristeria, per usarlo come decotto, 3 gr per tazza, si mette la radice in acqua fredda e la si fa bollire per 15 minuti per poi filtrare (il decotto è una maniera per estrarre le proprietà delle piante che si usa in genere per tutte le parti più coriacee, quali radici, semi, rametti).

Del tarassaco si usa un po’ tutto compresi i boccioli dei fiori ancora chiusi che si possono mettere sotto sale o aceto per consumarli ed usarli come si fà con i capperi.

Ad uso esterno il decotto di radice può essere usato come tonico estemporaneo e l’infuso dei fiori come schiarente per le lentiggini.

tarassaco

Ricette con il tarassaco:

 

Trifoglio

Il trifoglio dei prati o trifoglio rosso (Trifolium pratense) è una pianta spontanea comunissima, molto conosciuta in agricoltura poichè usata anche come pianta da foraggio tanto da venir chiamata anche “erba da latte”.
A livello fitoterapico il trifoglio dei prati ha proprietà depurative, soprattutto per il fegato e l’intestino. I fiori hanno proprietà espettoranti, utili nel curare tossi secche, bronchiti, laringiti. Recenti studi hanno riscontrato effetti antiossidanti, ottimi per contrastare l’invecchiamento, nonchè proprietà antitumorali dovuti ad una sostanza contenuta nella pianta, chiamata genisteina.
In India il trifoglio viene dato alle donne che hanno appena partorito per favorire la montata lattea e come tonico uterino poichè favorisce il ristabilimento dell’utero dopo il parto.

Le sue proprietà si possono sfruttare facendone infusi, sia di pianta fresca che secca.
Ad uso esterno ha effetti lenitivi utili per alleviare problemi di pelle come acne, eczemi o psoriasi.

In cucina del trifoglio si usano sia le foglie che i bellissimi fiorellini.

Fiori trifoglio 2

Ricette con i fiori di trifoglio:

 

Vi lascio un po’ di titoli interessanti che trattono questo argomento:

9 thoughts on “La cucina con le erbe spontanee

  1. Pingback: Nuove pagine… | Crumpets & co.

    • Ciao le rosoline sono le foglie di papavero quindi cerca i semi di papavero… o in vivaio o online ..li vendono anche su ebay. Ciao e grazie dellla visita 🙂

    • Grazie mille Graziella,
      Son felice ti piaccia questa mia pagina dedicata ad un argomento a me molto caro!
      Ora che arriva la primavera spero di aver tempo e modo di raccogliere vecchie e nuove erbe, di provare nuove ricette e di aggiornare la pagina con cose nuove!
      Resta sintonizzata 😉

      Un abbraccio

  2. Bravissima…..
    Finalmente una pacina interessante, utile a capire; quanto ben di DIO abbiamo (anche) gratuitamente nei nostri campi e un tutto il mondo👼

    In questo elenco, a me manca la “Achillea Millefolium”; quale è un tocca santa*☆*☆lare😉

    Ci puoi dire qualcosa (in Italiano, io vivo in CH (scusa per il mio Italiano), vorrei indicare i benefici di questa
    pianta ad amici Italiani e non trovo niente di interessante in rete:-( )

    Grazie 1000
    Ciao….Anna L.V.

    • Ciao Anna, grazie mille per il commento, mi fa sempre piacere!
      Io racconto delle erbe che man mano raccolgo e uso in cucina, elencando le ricette provate.
      Al momento nulla con l’Achillea che conosco benissimo e apprezzo i benefici.
      L’anno scorso l’ho raccolta in montagna ma l’ho essiccata e usata per fare tisane.
      Se quest’estate ne raccolgo altra provo qualche ricetta che ho salvata e poi la inserisco in lista citandone le proprietà.
      Se tu conosci qualche ricetta per usarla in cucina passamela che io la provo volentieri! 🙂

      Un abbraccio

  3. Bellissimo argomento. Vorrei sapere quali di queste piante contengono vitamina k. Io prendo il Cumadin e so che non posso mangiare determinate verdure. Io vivo in Puglia e qui di erbe spontanee sono pieni i campi,e noi siamo soliti cucinarle in vari modi. Grazie

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